Al telefono con la paura

di Simona Gautieri

La “telefonofobia”, o paura di utilizzare il telefono, è un fenomeno in crescita, soprattutto tra i millennial.

In una stanza, in Giappone, un telefono squilla a lungo. Nessuno risponde. La donna sente la suoneria suonare a lungo ed ha un brivido di paura. Potrebbe sembrare una scena tratta da un film horror, ma si tratta, più semplicemente, di ciò che succede a moltissime persone sparse per il mondo. Si tratta della cosiddetta phone phobia o telefonofobia, ossia la paura di utilizzare i telefoni.

Non ti vedo e mi viene l’ansia – È considerata una sorta di ansia sociale che può manifestarsi sia nella paura di dover effettuare o ricevere una telefonata, sia nel sentire lo squillo del telefono. La principale preoccupazione che attanaglia chi ne soffre è l’ansia di dover parlare ed interagire con la persona che si trova dall’altro capo del telefono, temendo, nella maggior parte dei casi, di non riuscire a dire cose appropriate o di trovarsi senza nulla da dire. Come riferito da molti pazienti in cura per questo genere di problema, il fatto che al telefono non si veda il viso e la gestualità delle persone scatena la paura che l’interlocutore possa focalizzarsi maggiormente su possibili errori e incertezze di colui che parla.

Attacchi di panico – Ci sono persone che sviluppano anche una forma di ‘ansia anticipatoria’ per cui l’attesa stessa della telefonata genera paura e disagio. In alcuni casi, questa grave forma d’ansia può manifestarsi come un vero e proprio attacco di panico, che include iperventilazione, accelerazione del battito cardiaco e tremori. In questo senso, i messaggi di testo sono di gran lunga preferiti perché permettono di comunicare con un ritmo più consono a chi ne fa uso, e di modificare e cancellare quanto scritto cosa che, nel caso di comunicazione verbale, non è possibile fare. Ecco perché chi soffre di phone phobia si convince del fatto che parlare al telefono lo esponga al giudizio degli altri e si sente bloccato dalla paura di poter commettere eventuali errori di forma o di dire cose che possono risultare sciocche o fuori luogo per chi le ascolta.

I millennial sono i più telefonofobici – “Nel 2019, la Face for Business, una delle principali società di servizi di risposta telefonica britannica, ha condotto uno studio su tale tipo di ansia scoprendo che i millennial, ossia coloro che sono tra il 1981 ed il 1996, sono i più ‘telefonofobici’ in assoluto. Il 76% di loro sperimenta pensieri indotti dall’ansia quando suona il telefono mentre i baby boomer, nati tra il 1945 ed il 1964, sono il 40%. Il 61% dei millennial, poi, sviluppa seri disturbi fisici legati al telefono. In Giappone questa forma di ansia sociale è particolarmente diffusa e, in base ad un sondaggio promosso da Softu Co.Ltd., si stima che oltre il 70% dei giovani, dai 20 ai 30 anni, soffra di una vera e propria fobia nei confronti del telefono. Il 57,8% di tutti gli intervistati ha risposto di provare disagio, da ‘molto’ a ‘un po” nel parlare al telefono mentre il 44,8% di loro prova dispiacere nel sentirlo squillare.

La generazione silenziosa – Quella dei giovani fobici nei confronti del telefono viene chiamata la ‘generazione silenziosa’, in giapponese muon-sedai, e va in ansia alla sola idea di dover parlare al telefono con qualcuno. Come scritto su La Repubblica dalla scrittrice Laura Imai Messina, grande conoscitrice del Giappone dove vive da vent’anni, “le persone fanno un uso abbondante del cellulare ma non lo sfruttano mai per parlare e, men che meno, per inviare messaggi vocali”. La scrittrice spiega anche che “la voce scende in campo nell’incontro dal vivo o nell’appuntamento al computer e, solo raramente, le si affidano chiacchiere telefoniche e comunicazioni informali(…) parlare per strada è ritenuto volgare e causa disturbo agli altri”. Se il non voler disturbare gli altri con la propria conversazione telefonica è di sicuro una forma di rispetto, quasi sconosciuta alle nostre latitudini, ben altra cosa è l’ansia legata all’uso del telefono, specialmente in ambito lavorativo. Sono tantissime le testimonianze di varie tipologie di lavoratori, dai funzionari pubblici a quelli part-time, che soffrono di phone phobia e raccontano di aver paura di rispondere al telefono “perché non so cosa aspettarmi dall’altra parte” o perché “non so se chiamando rischio di disturbare”.

Paura della suoneria – Sull’ansia generata dall’uso del telefono pesa molto anche la paura di sprecare del tempo e, come raccontato da molti intervistati “ciò che si può risolvere con due scambi di e-mail, si trasforma in una conversazione di un quarto d’ora”. “Avevo paura delle suonerie e il mio cuore saltò quando il telefono squillò anche solo una volta” ha raccontato al Japan Times una impiegata venticinquenne di una società di raccolta dei rifiuti di Hiroshima. Dopo che un cliente si è lamentato di una sua risposta la donna ha avuto “sempre più paura, pensando a cosa fare quando dovevo rispondere alle domande e che avrei potuto commettere di nuovo errori”. Si tratta di persone che sviluppano forme d’ansia nell’utilizzare il telefono per motivi di lavoro, tanto che le università e le aziende stanno avendo molte difficoltà ad affrontare questa forma di fobia dei loro giovani dipendenti. Vi è chi accetta di chiamare il collega solo dopo aver inviato una email per chiedere se non è di disturbo e chi, come la ventenne assistente all’Università di Economia di Hiroshima rinuncia a chiamare perché “non so cosa farà la persona che sto chiamando e non voglio essere un fastidio”.

Imago

Corsi per come rispondere al telefono – La fobia del telefono ha una notevole incidenza dal punto di vista sociale e lavorativo, e molte società si stanno attrezzando per organizzare dei corsi di formazione per i propri dipendenti per aiutarli a rispondere correttamente al telefono. Come raccontato da Yumiko Kono, responsabile della sezione affari generali e contabilità della Maeda Housing, una società di ristrutturazioni di Hiroshima, “sta diventando necessario per l’azienda ideare approcci creativi, adatti ai giovani di oggi, piuttosto che dare solo una formazione superficiale”.

Pesa non aver avuto a che fare con il telefono fisso – Secondo Atsushi Kotera, ricercatore sul comportamento informativo all’Università di Tokyo Eiwa, la crescente ansia dei giovani nei confronti del telefono deriva dalla mancata esperienza fatta dagli stessi con il telefono fisso. Un tempo, infatti, anche da piccoli si era abituati a rispondere senza sapere chi ci fosse dall’altra parte dell’apparecchio telefonico, abituandosi così a gestire diversi tipi di conversazioni. Attualmente, invece, i giovani che pure sono abituati a conversare con parenti ed amici al telefono, vanno in ansia se non conoscono il proprio interlocutore, cosa che accade di frequente sul posto di lavoro.

La paura di sembrare stupidi o dire cose sbagliate – Il fenomeno della telefonofobia, pur diffusosi maggiormente in questi ultimi tempi, non è nuovo e già nel 1986 ne avevano parlato George W. Dudley e Shannon L. Goodson nel loro libro The Psychology of Sales Call Reluctance in cui si affronta il problema dei venditori che non riescono a svolgere una efficace promozione dei propri prodotti per telefono, limitando grandemente il proprio potenziale produttivo. Nel 2016 della fobia del telefono ne aveva parlato anche la Bbc che aveva voluto approfondire gli effetti di tale forma d’ansia sulla produttività ed il mondo del lavoro. Nell’articolo, Jill Isenstadt, vicepresidente di Joyable, una piattaforma che si occupa di salute mentale, afferma che tale ansia ha a che fare con il fatto che “il telefono è un altro posto dove la persona potrebbe dire la cosa sbagliata”. La maggior parte delle persone che si sono rivolte alla Insenstadt per questo problema hanno raccontato di aver paura del telefono perché temono di apparire stupidi o di incespicare con le parole. Michael Landers, direttore globale di Culture Crossing, è convinto che il telefono sia strettamente correlato alla paura di essere respinti “sia che ciò significhi chiedere un appuntamento con qualcuno o cercare di chiudere un accordo commerciale”.

Il primo passo, quindi, è quello di tranquillizzare tali persone sul fatto che il telefono non possa essere pericoloso per la propria autostima, e che ci si possa liberare dell’ansia adottando alcuni piccoli accorgimenti, come il decidere a priori in che modo iniziare e concludere le telefonate. Può apparire paradossale che, in un’epoca come la nostra, in cui la comunicazione telefonica la fa da padrone, possa esistere una così invalidante forma d’ansia. Eppure, a ben guardare, la stessa ci parla di una società in cui l’iterazione tra le persone è più illusoria che reale, preferendo nascondersi dietro uno ad schermo che non parlare direttamente con qualcuno. L’imprevedibilità dei rapporti umani può fare paura, ma resta più temibile l’idea di una società in cui si rifiuti il contatto umano per il timore di fallire.

Fonte: tio.ch

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