Corte dei conti, prioritario potenziare assistenza sociosanitaria territoriale

La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021

(dalla “RELAZIONE SULL’ATTIVITA’”: CAPITOLO VI – COORDINAMENTO E CONTROLLO DELLA FINANZA PUBBLICA …) … L’emergenza che il Paese sta affrontando ha reso più evidente, ove ve ne fosse stato bisogno, l’importanza di poter contare su una assistenza sanitaria efficiente e in grado di rispondere a minacce rese più insidiose da un sistema economico sempre più aperto e globalizzato.

Nel Rapporto si sono ripercorsi i cambiamenti intervenuti in sanità a partire dalla crisi finanziaria di inizio decennio: la graduale riduzione della spesa pubblica per la sanità e il crescente ruolo di quella a carico dei cittadini; la contrazione del personale a tempo indeterminato (a fine 2018 inferiore a quello del 2012 per circa 25.000 unità) e il crescente ricorso a contratti a tempo determinato (+11.500 unità, che hanno compensato il calo dei lavoratori a tempo indeterminato solo in parte) o a consulenze; la riduzione delle strutture di ricovero ospedaliere e di assistenza territoriale; il rallentamento dei nuovi investimenti, così che dal 2012 la dotazione di capitale fisso si è ridotta di poco meno dell’8%. Ha pesato particolarmente nella gestione dell’emergenza il ridimensionamento del personale medico (tra il 2012 e il 2017 ridottosi di oltre 3.100 unità, -2,9%), e di quello infermieristico (nel periodo diminuito di poco meno di 7.400, -2,7%). Una variazione solo in parte compensata da aumenti delle unità a tempo determinato (+ 2.400 i medici e + 6.222 gli infermieri), fenomeno che è stato tuttavia concentrato nelle Regioni in Piano di rientro. Anche il 2019 ha confermato il successo registrato in questi anni nel riassorbimento di squilibri nell’utilizzo delle risorse: la spesa sanitaria ha raggiunto i 115,4 miliardi, con un incremento dell’1,4% rispetto al 2018, inferiore a quella prevista nel DEF 2019 (+2,3%) e rimanendo sostanzialmente invariata l’incidenza in termini di prodotto rispetto al 2018. Ma il riequilibrio finanziario che si è venuto a consolidare negli ultimi anni non ha impedito il manifestarsi di criticità come le differenze nella qualità dei servizi offerti nelle diverse aree del Paese; le carenze di personale dovute ai vincoli posti nella fase di risanamento, ai limiti nella programmazione delle risorse professionali necessarie ma, anche, ad una fuga progressiva dal sistema pubblico; le insufficienze dell’assistenza territoriale a fronte sia dell’epidemia sia del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità; il lento procedere degli investimenti, sacrificati a fronte delle necessità correnti. Difficoltà che sono rese, in prospettiva, più acute per il crescente squilibrio demografico e il conseguente onere destinato a gravare progressivamente sui lavoratori.

Di qui, la necessità di interrogarsi su quali scelte adottare, ben sapendo che potenziare il finanziamento del sistema pubblico comporta di riconsiderare con attenzione il ricorso, finora risultato prevalente, a misure che implicano trasferimenti monetari diretti o minori prelievi fiscali. Ma anche considerando che l’esercizio di controllo della spesa che ha caratterizzato questi anni, all’interno di una dotazione di risorse per la garanzia dei livelli essenziali di assistenza decisa anche in rapporto ad altri obiettivi ritenuti in alcuni casi prevalenti, deve essere mantenuto proprio per evitare che, come accaduto in passato, inefficienze e cattiva gestione non consentano di tradurre l’aumento dei finanziamenti destinati al sistema sanitario in effettivi servizi al cittadino. Di qui anche la necessità di proseguire sul sentiero riproposto dal Patto della salute, sottoscritto a dicembre 2019, per un potenziamento della capacità di programmazione della spesa a livello di comunità territoriali. A questo sono orientati i progetti avviati in questi anni, che possono contare su una quantità di informazioni e di conoscenze che fanno del sistema sanitario un elemento di punta nel quadro nazionale.

La crisi ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi dovuti all’insufficienza delle risorse destinate al territorio che ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato, esso stesso, coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto … leggi il capitolo

Fonte: Corte dei Conti

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