Cosa sono i cani di assistenza psichiatrica e come possono aiutare i padroni: la storia di Sophie e Rose

di Eleonora Panseri

Sophie Bertocchi, riminese classe 1997, è la padroncina di Rose, un cane di assistenza psichiatrica. Si tratta di un animale che, con un particolare tipo di addestramento, può cambiare la vita ai pazienti con patologie psichiatriche. Ma i costi per preparare questi animali sono alti e in Italia se ne parla ancora poco. A Fanpage.it Sophie ha raccontato la sua storia con Rose.

“Ho iniziato a stare male nel 2018, quando avevo 21 anni. In quel periodo ho vissuto un periodo di forte depressione, passavo giornate intere a letto a piangere. Dopo un anno e mezzo, mi sono decisa a parlarne e a chiedere aiuto ai miei genitori. Non l’avevo fatto prima perché mi vergognavo e non capivo bene cosa mi stesse succedendo”.

Così anni fa Sophie Bertocchi, riminese classe 1997, ha scoperto di avere problemi di salute mentale (soffre di disturbo borderline) e ha iniziato il percorso che l’ha portata a incontrare Rose, pastore delle Shetland di 2 anni, il suo cane di assistenza psichiatrica. Questi animali possono migliorare la vita ai pazienti con patologie psichiatriche attraverso un particolare tipo di addestramento ma sono ancora poco conosciuti e poco diffusi nel nostro Paese.

Per questo Sophie ha deciso di iniziare a mostrare sui social, attraverso il profilo @help.me.rose, la quotidianità con la sua cagnolina, sensibilizzando sul tema e spiegando in che modo Rose la aiuta nelle difficoltà di tutti i giorni. Ecco cosa ha raccontato a Fanpage.it.

“All’inizio i miei genitori hanno fatto molta fatica a capire la situazione ma poi è intervenuto il Csm (Centro di salute mentale) con cui abbiamo iniziato una terapia familiare e che ha continuato a seguirmi. Durante la pandemia stavo molto tempo al telefono e proprio grazie a TikTok ho scoperto i cani di assistenza psichiatrica dai video di una ragazza americana”, spiega ancora Sophie.

“Così, dopo un periodo di alti bassi e l’ennesimo ricovero, nel dicembre 2021 i miei genitori hanno accettato di prendere un cane, il primo della mia vita. Ho iniziato ad addestrare Rose con un’addestratrice locale, cercando su Internet tutte le informazioni, in inglese, che potessi trovare sui compiti in cui poteva aiutarmi. E dopo un anno di ricerche ho scoperto che senza la certificazione ADI (Assistance Dog International) non avrei potuto nemmeno viaggiare o andare in università con il mio cane”.

Come precisa Sophie, a livello nazionale non esiste una legge che regolamenta i cani di assistenza, ma solo provvedimenti regionali che impongono ai padroni di avere il certificato per permettere di portare gli animali con sé. “Nel febbraio 2023 ho iniziato il percorso con l’associazione onlus Dog For Life che rilascia la certificazione e a fine novembre scorso abbiamo sostenuto e passato l’esame”, racconta Sophie.

Cosa fa un cane di assistenza psichiatrica
Per essere considerato un cane di assistenza psichiatrica, l’animale deve sapere rispondere a tre compiti specifici per la diagnosi del padrone. “Altrimenti, è considerato solo un ‘Esa’, un emotional support animal, che in Italia non ha nessuno tipo di riconoscimento perché non richiede un addestramento particolare, ma con la sua sola presenza aiuta a stare meglio”, precisa la ragazza.

“Rose è educata nel mio caso, per esempio, a portarmi le medicine che prendo. Le tengo dentro un astuccio che lei riesce a trovare ovunque si trovi in casa. Poi riesce a fare una particolare tecnica di rilassamento, la deep pressure therapy (dpt): con un comando specifico mi sale addosso e rimanendo in questa posizione per un certo periodo di tempo, con la vicinanza, il calore, il peso, riesce a calmare il sistema nervoso”.

“Un’altra cosa che Rose fa è svegliarmi la mattina. – aggiunge Sophie – Abbaia quando suona la sveglia, mi salta addosso e mi ‘costringe’ a svegliarmi, anche in quelle giornate in cui non riesco ad alzarmi dal letto. E poi mi aiuta a uscire molto di più, proprio per la responsabilità che sento nei confronti di un’altra creatura e perché so che se sto male c’è lei, la sua presenza mi dà sicurezza”.

I cani di assistenza psichiatrica devono anche essere in grado di comportarsi bene in un luogo pubblico. “Con Rose abbiamo dovuto fare una parte dell’esame, che dura circa tre ore, in un centro commerciale, dove c’erano rumore, altri cani, bambini e lei doveva sempre rimanere al fianco, sia con che senza guinzaglio”.

I costi per l’addestramento e i benefici per i pazienti
I costi per preparare un cane di assistenza sono variabili, si può arrivare a pagare anche fino a 20mila euro. E il percorso di addestramento deve durare per un minimo di 6 mesi. “Se viene preso da cucciolo e addestrato da zero, i costi ovviamente aumentano”, specifica Sophie.

Per parlare dei costi e le modalità di addestramento Fanpage.it ha intervistato anche l’addestratrice di Rose, Sara Volpi, che lavora per l’associazione Dog For Life. “A fronte di una richiesta che riceviamo, facciamo un primo colloquio conoscitivo con quello che noi chiamiamo ‘client‘. Per i cani di assistenza psichiatrica è fondamentale che poi si organizzino dei briefing con i medici che lavorano con l’interessato. Una volta che gli specialisti ci autorizzano a procedere, dandoci la sicurezza che il paziente è in grado di sostenere questo percorso, inseriamo il richiedente in lista d’attesa, anche per reperire i fondi utili”.

“In Italia non sono previsti finanziamenti pubblici per questo, quindi tutti i cani di assistenza psichiatrica vengono finanziati da enti privati o grazie a raccolte fondi perché hanno un costo che le persone non potrebbero assolutamente permettersi. Ma ci sono diversi benefici fisici, psicologici e sociali”, spiega ancora Sara. “Noi lavoriamo in modo tale che non siamo noi ad addestrarlo, ma il client stesso che è in qualche modo ‘obbligato’ a fare un lavoro anche con se stesso in modo indiretto, pacificando le proprie emozioni, dando a se stesso delle routine e prendendosi cura banalmente del cane stesso”.

L’addestratrice aggiunge: “I client di cui di solito ci occupiamo sono, per esempio, persone con disturbo di ansia generalizzato, post traumatico da stress, bipolare, schizofrenia, disturbi ossessivo-compulsivi o fobie sociali. L’importante però è che queste non abbiamo avuto episodi di violenza, nei confronti di persone o animali, e questo posso dircelo solo gli specialisti che seguono il paziente, così come il fatto che possa prendersi cura o meno del cane”.

Il messaggio di Sophie: “Se avete problemi di salute mentale, chiedete aiuto”
“Io ho scoperto dell’esistenza di questo percorso tramite i social, quindi vorrei restituire quello che mi è stato dato. In Italia c’è un grosso problema di salute mentale e penso che se grazie a me anche una sola persona scopre e riesce a beneficiare di un cane di assistenza psichiatrica, io ho vinto”, spiega ancora Sophie.

“C’è pochissima conoscenza su questo tema e spesso vengo fermata perché la mia disabilità non viene vista, non vengo riconosciuta come una persona che ha bisogno del suo cane. – osserva ancora la ragazza – Una cosa che ci tengo a dire è anche che se una persona ha un problema di salute mentale, se si sente depressa o in ansia, non deve avere paura a chiedere aiuto. Io non l’ho fatto per un anno e mezzo e ho solo peggiorato le cose. Prima si interviene e meglio è”.

Fonte: fanpage.it

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