Dalla terapia all’accoglienza turistica: i fragili diventano guide ufficiali a Colle di Val d’Elsa e il Comune annuncia la didattica museale per tutte le classi tra due anni

Il Comune di Colle di Val d’Elsa avvia un progetto per formare pazienti del Centro di salute mentale come guide museali ufficiali, puntando sull’inclusione lavorativa reale. Parallelamente, l’amministrazione annuncia che dal 2026 le classi delle scuole cittadine svolgeranno parte della didattica curricolare direttamente nelle sale dei musei.

Parte lunedì prossimo,12 gennaio 2026, a Colle di Val d’Elsa il progetto sperimentale che inserisce gli utenti del Centro di salute mentale nell’organico dei musei civici. Grazie a un accordo tra il Comune e la struttura sanitaria, un gruppo selezionato di adulti e ragazzi inizierà un percorso formativo per diventare guida ufficiale.

L’attività coprirà tre poli cittadini: il Museo del Cristallo, il Museo San Pietro e il Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli”. I partecipanti si occuperanno dell’accoglienza visitatori e della gestione dei gruppi.

L’assessore al welfare culturale Daniele Tozzi inquadra l’iniziativa nel percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura in un comunicato: “A Colle di Val d’Elsa i musei stanno tornando ad essere un bene comune. Con il rientro in gestione comunale è iniziato un percorso che non riguarda solo l’organizzazione dei servizi culturali, ma il modo in cui una città intera vive i propri spazi della memoria e dell’arte. Questa collaborazione rappresenta uno dei tasselli più innovativi del percorso di Colle di Val d’Elsa verso la candidatura a Capitale Italiana della Cultura: un modello in cui il patrimonio artistico non viene solo valorizzato, ma messo al servizio della comunità, diventando parte integrante di un nuovo patto di cittadinanza e di solidarietà sociale”.

Non si tratta di volontariato occasionale. Il Comune punta a un inserimento strutturato. “Il progetto” spiega Tozzi “non è una forma di mera assistenza o volontariato a margine delle strutture, ma di una vera partecipazione alla loro quotidianità: accoglienza, relazione con i visitatori, presenza attiva negli spazi. Tutto avviene in modo graduale, condiviso e rispettoso dei percorsi terapeutici individuali, con l’obiettivo di rafforzare il senso di appartenenza, la fiducia in sé stessi e la consapevolezza di avere un ruolo nella vita culturale della città. Non esiste alcuna forzatura, né alcuna esposizione impropria: ogni partecipazione nasce da una libera adesione e da un’attenta valutazione del benessere della persona. Il museo diventa, così, uno spazio sicuro e accogliente, in cui ciascuno può sentirsi utile, presente, riconosciuto”.

La scuola nei musei

Il piano dell’amministrazione coinvolge anche gli istituti scolastici. A partire dal 2026 è previsto che le classi della città svolgano periodi di didattica curricolare direttamente all’interno delle sale museali.

“Studiare circondati dall’arte e dalla storia significa crescere in un contesto ricco di significati, dove la conoscenza non è solo nozione, ma esperienza viva” dichiara Tozzi. “In questo modo i ragazzi imparano fin da piccoli che il patrimonio culturale non è qualcosa di distante o formale, ma una parte della loro formazione e della loro identità civica”.

In parallelo sono in fase di attivazione laboratori manuali in collaborazione con le associazioni che supportano le persone con autismo, dove i ragazzi avranno il ruolo di insegnare abilità creative.

“Nostro obiettivo” conclude l’assessore “è costruire un modello stabile e replicabile, in cui cultura e welfare dialogano e si sostengono reciprocamente. In questo orizzonte il museo non è più solo un luogo di conservazione, ma uno spazio in cui la città si riconosce, riflette, cresce. È un laboratorio di cittadinanza attiva, di inclusione, di opportunità. È la prova concreta che la cultura può generare cura, relazioni e benessere. Ed è proprio questa idea (una cultura che non esclude, ma include) a rappresentare uno dei pilastri della visione di Colle di Val d’Elsa come Capitale Italiana della Cultura: una città che fa della bellezza non solo un patrimonio da mostrare, ma un diritto da condividere”.

Fonte: Orizzonte Scuola

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