I servizi per la salute mentale nel lazio in tempo di pandemia covid-19

a cura di Daniela Pezzi (Caritas Roma, Consulta Regionale per la Salute Mentale)

“La pandemia, che da lunghi mesi stiamo affrontando, ci ha resi tutti più consapevoli della centralità del bene salute, intesa come salute fisica e salute mentale, e dell’importanza delle relazioni umane e sociali. Abbiamo capito che da una pandemia nessuno può uscire da solo e che le parole chiave della sanità del futuro sono prossimità, comunità, presa in carico globale della persona, domiciliarità.”

Con queste parole il Ministro della Salute Roberto Speranza ha aperto i lavori della 2° Conferenza nazionale della salute mentale, il 25 giugno u.s. Nel suo messaggio ha affermato che: “non sempre chi ha sperimentato periodi di sofferenza mentale ha trovato Servizi adeguati ai propri bisogni e non sempre ha potuto contare su un vero e proprio progetto terapeutico riabilitativo […] La realtà continua a presentare criticità e le persone con disturbi mentali continuano a ricevere risposte non sempre pienamente adeguate […] Fra le principali criticità (che la pandemia ha evidenziato) troviamo le ampie disuguaglianze che ancora persistono fra Regioni e all’interno delle stesse (nell’accesso alle cure, nell’offerta assistenziale, nelle risorse disponibili, nel ricorso ai Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), nello sviluppo della rete territoriale) e la necessità di rafforzare l’attenzione alle nuove forme di disagio, osservate già prima, ma aggravate nel corso della pandemia, in particolare fra gli adolescenti e i giovani adulti nei confronti dei quali dobbiamo essere capaci di mettere in atto azioni più incisive, a partire dalla prevenzione”.

A partire dai risultati del Tavolo tecnico ministeriale, si rileva come il dramma pandemia coronavirus” ha sottolineato ancora una volta le troppe disuguaglianze territoriali che caratterizzano la funzionalità dei Dipartimenti di salute mentale (DSM) del Lazio. Nelle ASL ogni DSM ha risposto all’emergenza fronteggiando la situazione in assoluta diversità, con modalità assistenziali spesso inaccettabili e fuori norma. In modo particolare la pandemia ha reso più fragili le risposte dei Centri di salute mentale (CSM), dei Servizi psichiatrici ospedalieri (SPDC) e ha, se non azzerato, comunque significativamente ridisegnato le attività riabilitative dei Centri diurni (CD) e delle strutture residenziali. In modo particolare le tre ASL romane hanno operato scelte diverse e tali difformità hanno generato ancor più disservizio e disorientamento per le famiglie, compromettendo la continuità delle cure dei pazienti in carico. Come descritto da Giuseppe Rizzo nel suo reportage romano dell’aprile 2020, “La pandemia nella testa di chi soffre una malattia psichiatrica”, “la quarantena ha modificato la trama delle giornate di tutti ma per tanti (i pazienti psichiatrici) quella trama era già fatta di fili sottili, in grado di rompersi facilmente […] Sono stati chiusi i laboratori terapeutico riabilitativi, sospese le attività all’esterno delle strutture residenziali, bloccate le visite dei parenti […] Tutto questo non è stato indolore, specialmente per l’utenza più giovane […] In un mondo che si è fermato per cercare di contenere il contagio del coronavirus, è emerso come la pandemia ha reso più evidenti le debolezze nel perimetro della salute mentale”.

La gestione delle situazioni cliniche e dei relativi trattamenti terapeutico riabilitativi è stata e continua ad essere particolarmente complessa perché le problematiche riguardanti le misure di prevenzione e contenimento dell’infezione da COVID-19 hanno generato sui pazienti psichiatrici una pressione emotiva maggiore che in altri e per la gran parte di essi è diventata insostenibile, determinando il riacutizzarsi di sintomatologie in parte risolte.

Grande risalto è stato dato dai mezzi di comunicazione alle condizioni delle Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) per anziani ma perché nessuno ha acceso i riflettori sulle strutture psichiatriche residenziali? Sono state monitorate accuratamente? A chi interessa la sorte di chi vi è ospitato? Il Tavolo tecnico per la salute mentale del Ministero ha affermato che la pandemia ha colpito maggiormente i più fragili, specialmente coloro che stanno nelle strutture residenziali. Sappiamo com’è la situazione attuale nelle grandi strutture riconvertite delle ex cliniche psichiatriche del Lazio?

In questo contesto regionale di silenzi, omissioni ed anarchia, si auspica che trovino accoglienza le parole di Papa Francesco, nel suo messaggio augurale alla 2° Conferenza nazionale della salute mentale: “Questi nostri fratelli e sorelle, nella sensibilità che accompagna la loro fragilità, hanno avvertito con particolare gravità i devastanti effetti psicologici della pandemia. È dunque auspicabile che da una parte non manchi il potenziamento del sistema sanitario di tutela della malattia mentale e dall’altra parte si promuovano le Associazioni e il volontariato che si pongono accanto ai malati e ai loro familiari […] La pandemia ha posto gli operatori sanitari di fronte a enormi sfide […] per non lasciare indietro nessuno, prendersi cura di tutti in modo inclusivo e partecipato e far prevalere la cultura della comunità sulla mentalità dello scarto.”.

Cliccado qui sotto è possibile visualizzare l’intero RAPPORTO DI CARITAS ROMA SU SALUTE E FRAGILITÀ SOCIALE IN TEMPO DI PANDEMIA

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