Il manicomio raccontato dalle voci dei matti

MARICA SETARO (Collaboratrice Scientifica Archivio ex ospedale psichiatrico di Arezzo): “Da questo luogo, una sede della cittadella manicomiale di Arezzo, grazie al ritrovamento dell’ archivio Bruzzone, possiamo riascoltare le voci dei pazienti che erano qui intorno agli anni 70’-80’”.

SILVIA CALAMAI (Coord. Scientifica Archivio ex ospedale psichiatrico di Arezzo): “Abbiamo ritrovato nel 2016 l’archivio contenente le voci dei matti, un archivio che era stato dato per disperso e che era in una casa di Torino, la stessa casa dove Anna Maria Bruzzone ha vissuto. Un archivio fatto non solo di voci e di nastri preziosi ma anche di trascrizioni dattiloscritte e manoscritte che ha fatto si che si creasse un progetto di ricerca denominato Spazi sonori. Si tratta dell’unico archivio sonoro, contenente le voci di pazienti psichiatrici, in Italia e forse anche in Europa”.

MARICA SETARO: “Anna Maria Bruzzone arriva ad Arezzo nell’estate del ’77. Immaginiamo un manicomio totalmente cambiato perché già in dismissione.
In una di queste giornate afose lei  sta dietro, quasi affannosamente, ad una paziente che sta prendendo il viale, sta uscendo, cerca di fermare Giuliana e le dice: “mi racconti mi racconti come era la vita prima qui in manicomio” lei dice: “io non voglio più ricordare quella storia”.

LUCILLA GIGLI (Archivista Sniversità degli Studi di Siena): “Il manicomio di Arezzo  ha una storia tutto sommato recente rispetto ad altre realtà italiane e infatti nell’area del Pionta viene inaugurato nei primi anni del ‘900. Nel giro di un secolo da manicomio diventa sede universitaria importante. La memoria di questo luogo è rimasta anche nel nome di alcune di queste palazzine, infatti alcune sedi dove viene fatta la didattica si chiamano palazzina uomini e palazzina donne per mantenere quello che era il nome originari”.

MARICA SETARO: “Elvira racconta che a un certo punto della sua permanenza in manicomio viene mandata all’ Inquiete. All’ Inquiete ci finiva chi non era docile e gli inquieti così come i cronici e le croniche venivano tenute in queste strutture di cui al tempo poco si sapeva e poco si conosceva”.

LUCILLA GIGLI: “La sala di rappresentanza dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo, quella che viene chiamata la sala dei grandi, la sala destinata ai convegni e alle riunioni scientifiche è una sala che però acquista un significato nuovo con l’ arrivo di Agostino Pirella ad Arezzo negli anni ’70. Diventerà infatti la sala delle assemblee generali e ,come dice lui stesso, da una sala vietata ai pazienti diventa la sala in cui i pazienti di un ospedale psichiatrico prendono per la prima volta la parola”.

di Giulio Schoen

Fonte: GEDI WATCH – le storie della settimana

ARCHIVIO ANNA MARIA BRUZZONE

NOTE BIOGRAFICHE

Anna Maria Bruzzone (Mondoví, 19 luglio 1925 – Torino, 24 febbraio 2015), insegnante e ricercatrice.

Anna Maria Bruzzone, laureata in lettere, specializzata in psicologia, insegna materie letterarie in un istituto magistrale di Torino e, nel tempo libero, si dedica alla ricerca al di fuori dall’ambiente accademico.

Lavora sulla Resistenza femminile e, in particolare, alla raccolta di testimonianze autobiografiche di dodici partigiane piemontesi insieme a Rachele Farina come lei insegnante e appassionata di ricerca storica. Il libro che ne risulta, La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi (La Pietra, 1976), acquisisce per la ricerca storica un valore periodizzante e diviene un punto di partenza per chi studia la resistenza femminile. Come scrive Anna Bravo nella prefazione alla nuova edizione del 2003, il volume di Bruzzone rappresenta inoltre il debutto degli studi di storia orale della Resistenza in cui le donne divenivano protagoniste.

Continuando ad occuparsi di storia delle donne e dell’esclusione femminile dalla storia, nel 1978 intervista cinque ex deportate a Ravensbrück, il più grande campo di concentramento femminile della Germania nazista, memorie che furono raccolte in Le donne di Ravensbrück. Testimonianze di deportate politiche italiane (Einaudi, 1978), scritto insieme a una delle testimoni, Lidia Beccaria Rolfi.

Sempre negli anni Settanta, contemporaneamente all’altro filone di ricerca, si dedica al mondo degli ospedali psichiatrici come testimonia Ci chiamavano matti. Storie da un ospedale psichiatrico (Einaudi, 1979). Il libro riporta le testimonianze di degenti o ex degenti dell’Ospedale neuropsichiatrico di Arezzo che Anna Maria Bruzzone intervista nel luglio-agosto del 1977. Negli anni Ottanta collabora con la sezione piemontese dell’Aned, Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti.

Nel corso del convegno Il dovere di testimoniare promosso a Torino nell’autunno del 1983 dall’Associazione si stabiliscono le basi per procedere alla raccolta di storie di vita di uomini e donne deportati nel corso del secondo conflitto mondiale per ragioni politiche o religiose ed internati nei campi di concentramento. Anna Maria Bruzzone collabora con altri studiosi alla ricerca e raccolta di testimonianze.

La passione per la ricerca, l’interesse pioneristico per la storia orale, l’attenzione costante rivolta alle storie di donne, di sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti si intrecciano con l’attività di insegnate che la vede promotrice di incontri tra studenti e studentesse delle scuole superiori e i testimoni. 

Anna Maria Bruzzone è stata autrice di due antologie letterarie per le scuole edite da Mursia nel 1985, da Sei nel 1990 e nel 2000 per Zanichelli. A Torino, nel 1990, Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone promuovono e coordinano, secondo una prospettiva di genere, la ricerca Donne guerra e memoria, di cui cinque anni dopo riportano i risultati nel libro In guerra senza armi. Storie di donne. 1940-1945 (Laterza, 1995). 

NOTE SUL FONDO ARCHIVISTICO

L’“Archivio sonoro Anna Maria Bruzzone” è stato donato all’Università degli Studi di Siena in momenti diversi dalla signora Paola Chiama, nipote ed erede di Anna Maria Bruzzone.

Silvia Calamai, docente del Dipartimento aretino dell’Ateneo senese, ha avviato un lavoro di ricerca dell’archivio sonoro di Anna Maria Bruzzone con l’intento di ritrovare i nastri originali di cui il libro Ci chiamavano matti. Storie da un ospedale psichiatrico è stato esito, nastri che erano dati per dispersi.

Una volta rintracciata l’erede della studiosa torinese l’assegnista di ricerca Francesca Biliotti si è recata presso l’erede Paola Chiama per prendere visione dei materiali, fotografarli, inventariarli, nonché predisporre uno studio di fattibilità per il progetto di digitalizzazione e catalogazione dell’archivio. L’erede ha poi deciso di donare l’archivio all’Ateneo di Siena, per mettere a disposizione della ricerca i materiale sonoro e fare sì che, grazie alla digitalizzazione, fosse possibile conservare e rendere fruibili le voci dei pazienti ricoverati nell’Ospedale neuropsichiatrico di Arezzo.

La prima parte della donazione da parte dell’erede, avvenuta nel giugno 2017, consiste in una scatola contenente 36 audiocassette con le interviste realizzate ad Arezzo per Ci chiamavano matti (19 audiocassette), alcune interviste per La Resistenza taciuta (7 audiocassette) e altre non riferibili direttamente ad una specifica pubblicazione e di argomento diverso (10 audiocassette). Al momento della donazione il materiale è stato depositato ed è tuttora conservato presso l’Archivio storico dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Arezzo, a cui è idealmente e strettamente legato.

Le audiocassette sono state digitalizzate. In un secondo momento Paola Chiama ha ceduto all’Università di Siena altre due scatole contenenti ciascuna 39 audiocassette con interviste riconducibili alla stesura dei volumi La Resistenza taciuta, Le donne di Ravensbrück, In guerra senza armi e altre interviste non riferibili ad una pubblicazione specifica.

Insieme al materiale audio l’erede ha consegnato all’archivio le trascrizioni autografe e dattiloscritte delle interviste per Ci chiamavano matti, alcuni diari e appunti relativi al viaggio di Anna Maria Bruzzone in Cina nel 1972.

Le audiocassette sono state digitalizzate grazie a finanziamenti stanziati dall’Ateneo e dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana. L’archivio è in corso di ordinamento.

Fonte: Sistema Bibliotecario di Ateneo – Università di Siena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *