Il teatro torna a essere cura: il 4 e 5 aprile andrà in scena “Topografia del caso” con il Gruppo Stranità (Video)

Il progetto che coinvolge pazienti psichiatrici fondato da Anna Solaro propone un nuovo spettacolo. Il regista Giancarlo Mariottini: “Serve a ritrovarsi come persone, al di là della malattia”

Tra le tante eredità che Anna Solaro, regista e attrice scomparsa il 28 novembre 2022, ci sono sicuramente la passione e l’impegno con cui ha dato vita, insieme al marito Mirco Bonomi, al Gruppo teatrale Stranità. Un progetto che vede coinvolti i pazienti seguiti dalla salute mentale, che agli albori era formato da poche persone e che, con il tempo ha integrato al suo interno operatori socio sanitari e cittadini attivi che a vario titolo si sono avvicinati a questa realtà. 

Ed è proprio in ricordo di Anna che il prossimo 4 e 5 aprile andrà in scena, alla Sala Trionfo del Teatro della Tosse, lo spettacolo dal titolo ‘Topografia del caso’, del regista Giancarlo Mariottini che, oggi, ha accolto questa eredità e ha scelto di portarla avanti con entusiasmo e rispetto. In una giornata particolarmente ventosa, di quel vento che però sa portare con sé anche nuove vibrazioni, ha raccontato la storia del gruppo di teatro sociale, dello spettacolo che andrà in scena, dell’importanza di momenti di condivisione, su e giù dal palco, per affrontare il dolore di una perdita.  

“Il Gruppo  Stranità si è ampliato con il tempo, al momento ci sono circa quaranta persone che ne fanno parte – spiega Mariottini -. Il momento dello spettacolo è un po’ come se fosse una piccola sosta all’interno di un percorso, che in realtà utilizza il teatro come uno strumento per creare momenti di incontro, di sostegno a progetti di riabilitazione e al raggiungimento di autonomie, che possono aiutare a star bene nei momenti di laboratorio. È una sorta di palestra di relazioni, dove scoprire qualcosa che poi si può esportare anche all’esterno.  Il teatro è pensato come un mezzo per realizzare una promozione sociale, per avvicinare persone che generalmente vengono lasciate ai margini. La malattia mentale è qualcosa di cui si ha paura, di cui non si parla, che si allontana;  le persone che soffrono di questo tipo di malattia hanno addosso uno stigma che generalmente allontana. Il nostro modo di fare teatro è qualcosa che cerca di superare tutto questo e di portare un nuovo sguardo”. 

“’Topografia del Caso’ parla di mappe – continua a raccontare il regista -. Nello specifico, della possibilità di orientarsi all’interno di mappe da decifrare: spesso non è facile muoversi all’interno delle traiettorie possibili che si hanno, e all’interno di momenti in cui ci si trova smarriti. Questo vale sia per chi ha che fare con un disturbo di tipo mentale ma anche per tutti noi, che ci troviamo a far fronte alle varie cose della vita. L’idea di lavorare sulla ricerca di una strada è nata da una esigenza fortissima interna al gruppo, visto che ci siamo messi al lavoro su questo spettacolo in un momento in cui abbiamo ricevuto il grosso scossone dato dalla scomparsa di Anna, che per tanti anni è stata la guida del progetto. Ci siamo sicuramente fatti coraggio capitalizzando tutto quello che negli anni abbiamo fatto insieme ad Anna,  grazie alla sua forza propulsiva che era davvero fortissima. Il cambiamento non era semplice da gestire, c’era la necessità di ricercare delle nuove strane possibili: quel dolore riguardava tutti, andava messo in campo e condiviso. La tematica in realtà è universale, perché tutti i componenti del gruppo avevano qualcosa da dire a riguardo. Il senso è un po’ quello di ritrovarsi, dismettendo per quel momento i ruoli che abbiamo, e che spesso ci stanno anche un po’ stretti, e ritrovarsi come persone: ognuno con la sua storia, specificità e unicità, ognuno come un unico caso, un po’ come dice il titolo, al di là di condizioni cliniche. Il paziente psichiatrico spesso viene identificato con la sua malattia: cerchiamo altre strade, altri sguardi”. 

Non solo regista: Mariottini è anche uno degli attori che salirà sul palco. “Credo da operatore che si occupa di teatro sociale sia sempre molto interessante questo stare un po’ fuori e un po’ dentro l’elaborazione. Essere regista e attore di uno spettacolo come questo richiede al professionista di fare dei passi indietro rispetto a quelle che possono essere cose esclusivamente sue: è sempre un lavoro collettivo, una drammaturgia, si cerca di fare in modo che tutto il prodotto spettacolo sia qualcosa in cui il gruppo si riconosce. Essere attore sul palco ha il senso di facilitare un lavoro che va avanti, ma che è a tutti gli effetti un lavoro di gruppo. In scena ci sono personaggi vari, escono fuori professionisti alle prese con riunioni di equipe strampalate, un conduttore tv che intervista esperti di varie materie che avranno un sacco di cose da insegnarci, e persone che raccontano la propria storia. La storia nasce da un lavoro che pesca dalle tecniche delle autobiografie… sono storie che ci ‘contattano’”. 

Lo spettacolo è stato realizzato con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo. Informazioni e biglietti:  biglietteria@teatrodellatosse.it organizzazione@teatrortica.it  

Fonte: la voce di Genova.it

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