L’anello debole

Foto di TanteTati da Pixabay 

a cura di Marinella Cornacchia

Da anni le associazioni di familiari e di utenti chiedono il ripristino dell’organico dei servizi di salute mentale
falcidiato come non mai nel corso di questo ultimo decennio. Il Covid-19 ha ulteriormente dimostrato
quanto la “coperta” fosse drammaticamente ridotta per poter coprire e rispondere ai bisogni, al diritto di
cura e di riabilitazione di tutti coloro che si rivolgono al servizio pubblico.

Negli ultimi tempi qualcosa si è mosso e nuove leve, pur se centellinate, stanno arrivando nei servizi
territoriali.

Quello che però ora si evidenzia è che c’è una rilevante differenza tra il modus operandi a cui eravamo
abituati prima rispetto ad oggi. E non parlo di favoritismi, parlo di attività vissute come missione e non
come lavoro standardizzato. Manca la visione della necessità verso un approccio globale su quanto
necessiti alla persona, non solo in termini terapeutici farmacologici ma nel senso più ampio, per
permetterle di riconquistarsi un posto nella società.

Infatti le nuove leve sono formate più sulle caratteristiche medicali (farmaci), sul dove “mettere” il paziente
perché non crei problemi, con una certa tendenza alla freddezza specialmente nei rapporti anche con la
famiglia, nella condivisione del percorso terapeutico riabilitativo.

Mancano ancora altri medici e figure professionali per raggiungere l’optimum di un servizio che sia
veramente al pari con le necessità, ma manca soprattutto una visione diversa della formazione universitaria
per la salute mentale. La cura in salute mentale non sono solo farmaci, ricoveri, la cura per noi è ascolto,
condivisione di intenti, coinvolgimento delle persone e delle famiglie e dare anche a loro supporto
nell’affrontare le situazioni problematiche quotidiane che, specialmente in questo lungo periodo di
pandemia, hanno accentuato ancora di più il loro peso.

La salute mentale non deve essere vista e vissuta come esclusivo problema sanitario. C’è anche, ed in
alcune situazioni risulta preponderante, il lato sociale. Casa, lavoro, affettività. Argomenti che sembrano
lontani anni luce dai programmi e dagli obiettivi che le Amministrazioni si sono date e che appunto non
hanno un approccio sistematico, programmatico e completo al problema salute mentale.

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