Monza, al Manzoni Muri con Giulia Lazzarini per il centenario di Franco Basaglia

Un’opera di rara intensità che sarà magistralmente interpretata da una vera icona del teatro italiano, Giulia Lazzarini.

In occasione del centenario dalla nascita di Franco Basaglia, il Teatro Manzoni di Monza si prepara ad accogliere un appuntamento straordinario giovedì 21 marzo 2024 alle ore 21.00. La sezione “Altri Percorsi” presenterà lo spettacolo “Muri. Prima e dopo Basaglia”, un’opera di rara intensità che sarà magistralmente interpretata da una vera icona del teatro italiano, Giulia Lazzarini.

Dopo lo spettacolo ci sarà un incontro-dibattito con Renato Sarti, autore e regista dello spettacolo e Massimo Clerici, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell’Università di Milano e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera San Gerardo. Saranno presenti anche gli assessori del Comune di Monza, Egidio Riva e Arianna Bettin, per arricchire ulteriormente il dibattito con il loro contributo istituzionale.

Trama

Trieste, 1972. Avevo cominciato da poco a fare l’attore in un piccolo gruppo teatrale quando la direzione dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci concesse l’uso del teatrino situato nel comprensorio manicomiale. La condizione era che alle prove e agli spettacoli potessero avere libero accesso gli utenti. Tra questi c’era Brunetta, una ragazza lobotomizzata, che aveva marchiata sul volto tutta la violenza di cui le istituzioni sono capaci: pochi denti, occhi infossati, cicatrici sulla testa. Insieme a una parte del cervello le avevano tolto anche la capacità di camminare diritta e l’uso della parola. Ciondolava in avanti, tenendo le braccia a penzoloni, e si esprimeva a mugugni. Spesso si sedeva con noi alla ricerca di una sola cosa: l’affetto, che per anni le era stato negato, e ricambiava ogni nostra attenzione aprendosi in un sorriso che, nonostante fosse sdentato, era meraviglioso. Nel ’74 mi sono trasferito a Milano. Brunetta non c’è più da parecchi anni, ma i suoi sguardi e la sua storia fanno indelebilmente parte della mia.

Camicie di forza, sporcizia, ricorso massiccio (a volte letale) a docce fredde, psicofarmaci, pestaggi, elettroshock. Lobotomia. Questo era il manicomio prima dell’arrivo di Franco Basaglia: un sorta di lager in cui veniva perpetrata ogni tipo di coercizione. Con il suo intervento, il dialogo e il rispetto presero il posto della violenza, rendendo labilissima la precaria distinzione tra la “normalità” del personale preposto alla cura e la “follia” dei ricoverati; fra curanti e pazienti scattava una complicità all’insegna della comprensione e della condivisione della umana sofferenza.

Scritto in base alle testimonianze di alcune infermiere, e su tutte quella di Mariuccia Giacomini, Muri racconta della vita in manicomio prima e dopo la rivoluzione voluta da Franco Basaglia.

Fonte: MBNews

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