“Storie di bambini prigionieri. Dai brefotrofi ai manicomi”

presentazione del libro in Biblioteca comunale di Imola

Martedì 18 novembre 2025, alle ore 18.00, presso la Biblioteca comunale di Imola (via Emilia 80) verrà presentato il libro “Storie di bambini prigionieri. Dai brefotrofi ai manicomi”, scritto a quattro mani dal prof. Valter Galavotti, storico, e da Stefano Cavallini, terapeuta di gruppi di auto mutuo aiuto (AMA).

L’incontro si inserisce nel contesto della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra il 20 novembre, istituita per commemorare l’adozione della Convenzione ONU del 1989. Una giornata dedicata a promuovere la consapevolezza e l’impegno per i diritti di ogni bambino e adolescente, ricordando che, nonostante i progressi raggiunti, permangono nel mondo gravi disuguaglianze e violazioni. Un’occasione dunque particolarmente significativa per la presentazione di questo saggio che, attraverso testimonianze storiche, documenti e immagini, ripercorre le vicende di tanti bambini e adolescenti rinchiusi in orfanotrofi, brefotrofi e soprattutto manicomi, restituendo voce e dignità a chi ha vissuto esperienze di sofferenza e privazione in nome di un’idea distorta della salute mentale.

Nel corso dell’incontro, gli autori dialogheranno con Roberto Dainese, docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna, e con Giuseppe Tibaldi, consulente dell’Ufficio Salute Mentale della Regione Emilia-Romagna. Ad aprire l’incontro, con i saluti iniziali, il Sindaco della città Marco Panieri.

L’ingresso è gratuito e libero fino a esaurimento posti.

Il libro

La prima parte, curata da Valter Galavotti, si apre con il capitolo “L’infanzia negata”, che ripercorre il modo in cui bambini e adolescenti sono stati trattati e considerati nel corso della storia, dall’antichità ai giorni nostri. Il testo mostra come l’idea stessa che l’infanzia vada tutelata e che i bambini abbiano diritto all’affetto, al gioco, all’istruzione e alla protezione sia un’acquisizione recente. Per secoli, infatti, ai bambini questi diritti non sono stati riconosciuti: prima del XIX secolo, l’infanzia non esisteva come condizione da salvaguardare, se non nelle famiglie più agiate. L’amore per i nuovi nati veniva spesso visto come inutile o superfluo, e i bambini erano considerati forza lavoro, merce o oggetto di abuso. Nel corso di questo viaggio emergono errori e orrori, ma anche atti di coraggio, generosità e innovazione. Oggi, almeno in buona parte del mondo, i bambini vengono riconosciuti come soggetti portatori di diritti affettivi e psicologici, ma il percorso è tutt’altro che concluso: milioni di minori sono ancora vittime di sfruttamento e violenza.

Il secondo capitolo, “Orfanotrofi, brefotrofi, manicomi: storie di bambini prigionieri”, offre uno sguardo sulle cosiddette istituzioni totali, luoghi caratterizzati da potere coercitivo e isolamento sociale. Pur avendo origini e finalità diverse, queste istituzioni hanno spesso prodotto sofferenza e marginalità. In particolare, la sezione dedicata ai bambini internati nei manicomi risulta la più ampia e densa, per il grado di disumanità e sopraffazione che storicamente li ha contraddistinti.

La parte imolese

La seconda parte del libro, curata da Stefano Cavallini e intitolata “Una storia mai finita”, trae origine dallo studio di una quarantina di cartelle cliniche relative a bambini ricoverati nei manicomi imolesi del Lolli e dell’Osservanza (la documentazione è conservata nell’Archivio Storico di Imola). Come scrive Cavallini, si tratta di “una storia mai finita che s’allunga nel tempo e si arrampica con fermezza e sensibilità dentro a momenti di tristezza, con parole che vivono e prendono il volo per posarsi su visi in ascolto”. Le cartelle raccontano la crudeltà di trattamenti repressivi e disumanizzanti rivolti a un’età fragile, bisognosa di libertà, creatività e sostegno.

Due gli elementi che emergono con forza: da un lato la sofferenza derivata dalla privazione di libertà e affetto; dall’altro l’errore – grave e diffuso – di aver confuso il trattamento sanitario con il controllo sociale, considerandone patologici comportamenti oggi ritenuti normali o comunque gestibili diversamente.

Molti passi avanti sono stati compiuti a partire dalla rivoluzione culturale e civile di Franco Basaglia, ma – ammoniscono gli autori – non bisogna mai abbassare la guardia contro il rischio di nuove forme di esclusione o di “manicomi chimici” e invisibili. Il libro dimostra come scavare nel passato non sia un mero esercizio erudito, ma un modo per conservare la memoria, comprendere la nostra identità e non ripetere gli errori del passato.

La tradizione imolese per l’infanzia

Imola vanta una lunga tradizione nel campo dei servizi e delle politiche per l’infanzia, in linea con l’idea di una “città a misura di bambino” promossa da Eustachio Loperfido, neuropsichiatra che nel 1968 arrivò a Imola e guidò il processo di superamento dei luoghi di emarginazione e esclusione sociale – manicomi, classi speciali e istituti psicopedagogici – anticipando di anni la Legge 180. Fu protagonista della chiusura dell’Istituto Psicopedagogico “Sante Zennaro”, cinque anni prima della riforma Basaglia.

Accanto a lui, vanno ricordate altre figure fondamentali: Fiorella Baroncini, assessora ai servizi sociali negli anni ’70 con i sindaci Ruggi e Gualandi, che diede un impulso straordinario alle politiche sociali e ai servizi per l’infanzia; Eustachio Loperfido, promotore di un modello sanitario innovativo e inclusivo; Maurizia Gasparetto, che ha guidato i nidi imolesi dal 1980 al 2006, contribuendo in modo determinante a costruire un modello educativo imolese riconosciuto a livello regionale e nazionale.

Il volume rappresenta un importante contributo alla riflessione collettiva sulla storia della salute mentale e sui diritti dei più fragili, mettendo in luce come, anche nella nostra città, il percorso di umanizzazione e di riforma delle istituzioni sia stato lungo e complesso. Attraverso documenti, testimonianze e cartelle cliniche conservate nell’Archivio Storico di Imola, gli autori ricostruiscono con rigore e sensibilità le vicende di tanti bambini e bambine che, tra Otto e Novecento, furono ricoverati negli ospedali psichiatrici imolesi del Lolli e dell’Osservanza. Un viaggio doloroso ma necessario, che ci ricorda quanto la memoria storica sia un fondamento indispensabile per costruire una società più giusta, inclusiva e rispettosa della dignità di ogni persona.

Il libro di Galavotti e Cavallini ci invita a non voltare lo sguardo altrove e a riconoscere il valore dell’impegno civile, educativo e sociale che nel tempo ha permesso a Imola di diventare un punto di riferimento nel campo dei diritti dell’infanzia. Dalla chiusura anticipata dell’Istituto Psicopedagogico “Sante Zennaro” alla costruzione di un modello educativo innovativo nei servizi per l’infanzia, la comunità imolese ha saputo tradurre in azione concreta il principio di una “città a misura di bambino”. Un’eredità preziosa che continua a ispirare il lavoro quotidiano di chi, oggi, si batte per garantire a ogni bambina e bambino libertà, cura, ascolto e pari opportunità.

Fonte: Comune Imola Bo

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