180 Meraviglie: un webmagazine da Latiano BR

Pubblichiamo con piacere la rivista “180 Meraviglie” dell’Associazione 180amici Puglia e del gruppo studio di ricerca “Marco Cavallo” di Latiano (BR)

Di seguito un anteprima della rivista e l’editoriale di apertura.

NE È PASSATA DI ACQUA SOTTO I PONTI: E CHE DIO CE LA MANDI BUONA!

A tredici anni dall’inizio della nostra avventura abbiamo sentito il bisogno di dare alla luce alcuni numeri speciali di 180Meraviglie, dal carattere antologico, per rendere partecipi voi lettori delle nostre riflessioni sul cammino che è stato fatto finora e trarre spunto per le sfide che ci attendono.
È un modo per interrogarsi sulla nostra proposta di fare salute mentale, sulla possibilità di renderla sostenibile rispetto alle nuove sfide che ci vengono lanciate, pur ritenendo imprescindibili alcuni cardini.
Era ormai il lontano 2008 quando Carlo Minervini, all’epoca Direttore dell’Unità Operativa di Salute Mentale Mesagne-San Pancrazio, colse al volo l’occasione di farsi carico di un pregevole quanto impolverato stabile in quel di Latiano, rinominandolo subito Marco Cavallo (uno dei simboli del movimento di decostruzione del manicomio) ed aprirlo alla cittadinanza.
Potrete leggere le testimonianze relative a quel periodo pionieristico, incentrato sul volontariato e sulla consapevolezza che si stesse costruendo qualcosa di importante, di diverso.
Probabilmente noterete che in una parte preponderante dei nostri articoli risuonano i concetti di comunità ed assemblea. Sì, perché quel qualcosa di diverso che si avvertiva e si avverte nella nostra esperienza è la convinzione che la salute mentale non si possa costruire all’interno di un ambulatorio ma sia qualcosa che attiene alla società, alla collettività, alla comunità appunto.
E che si possa realizzare solo attraverso il confronto tra pari, senza lo stigma che accompagna le persone con disagio psichico, in un contesto di scambio e confronto continuo, a prescindere dai ruoli.
Ed è per questo che sin dall’inizio abbiamo dato tanta importanza al metodo assembleare, che permea tutto il nostro agire.
Molti di noi hanno contribuito alla realizzazione del nostro periodico scrivendo del fardello dello stigma e dell’autostigma che si cerca faticosamente di combattere. Al Marco Cavallo lo stigma si combatte investendo sulle risorse delle persone, lasciando in secondo piano il disagio. È per questo che in questa raccolta sono tanti gli articoli che parlano di assunzione di responsabilità e di lavoro.
Perché una delle peculiarità del Marco Cavallo è la cogestione della nostra Associazione, la 180amici Puglia, che viene demandata anche ai SEPE (Soci Esperti Per Esperienza), persone con diretta esperienza di disagio psichico, e che non si limita alla mera esecuzione di compiti preassegnati, ma consta anche della partecipazione nei processi decisionali dell’attività lavorativa.
Ne potrete leggere diffusamente in questi due numeri.
Lo stigma si combatte investendo nei diritti di cittadinanza, come quello dell’abitare.
Le esperienze nei due gruppi appartamento del nostro territorio occupano una parte importante di questi due numeri speciali: vi potrete leggere dei benefici di cui ha goduto in termini di qualità della vita chi ne ha fruito, potendo contare su di una soluzione abitativa con un supporto da parte degli operatori non invasivo.
Abbiamo scelto molti articoli che testimoniano le nostre attività laboratoriali: come già saprete, i nostri non sono i classici laboratori nei quali si costruiscono oggetti fini a sé stessi; sono piuttosto momenti di confronto, di socializzazione, di contaminazione del territorio e financo di denuncia sociale.
Vale davvero la pena leggere i relativi articoli, per comprenderne la bontà.
Divulgare i temi della salute mentale, confrontarsi con altre realtà, portare la propria esperienza altrove: è stato un impegno importante da parte nostra, ed è per questo che questi due numeri speciali riprendono alcune delle testimonianze inerenti a viaggi studio, seminari e convegni.
Momenti importanti, nei quali si sono alternati scambi di esperienze e attimi di convivialità, riflessioni sulle criticità della salute mentale e progetti di costruzione di percorsi alternativi a quello manicomiale, in Italia come all’estero.
Potrete leggere della fatica della fase organizzativa, delle emozioni che ha provato chi magari ha preso per la prima volta un aereo o ha parlato in pubblico davanti ad una sala gremita, della qualità degli interventi costruiti insieme.
Ma anche la soddisfazione di essere d’esempio per qualcun’altro, e magari infondere un po’ di fiducia affinché le cose cambino.
Ancora di più quando allo stesso tavolo dei relatori siedono psichiatri ed utenti.
Insomma, il lavoro di costruzione di una rete che convogliasse realtà mosse dalle stesse finalità non è mai venuta meno.
Per costruire la salute mentale di domani bisogna coinvolgere gli operatori del futuro: per questo la collaborazione con università e scuola riveste tanta importanza per noi.
Leggerete in questi speciali di come spesso il sapere accademico si ritorce su sé stesso, rifugge il confronto con chi dovrebbe sostenere, mettendo da parte l’esperienza basagliana cui noi incessantemente ci rifacciamo.
Rimarrete sorpresi nel leggere le testimonianze di questa esperienza, di quanto possa essere semplice abbattere pregiudizi radicati.
Così come è successo agli operatori che collaborano e hanno collaborato col Marco Cavallo: chi fugacemente per il tempo di un tirocinio, chi entrando a far parte a pieno titolo del nostro progetto, nessuno ha rinunciato a lasciare la propria testimonianza sul nostro periodico, manifestando spesso la sorpresa per un modo di lavorare in salute mentale solo sfiorato durante il proprio percorso formativo.
Non sono mancati i momenti difficili: nel maggio del 2013 un incendio dovuto ad un malfunzionamento dell’impianto elettrico del centro ha mandato in fumo parte del Marco Cavallo.
Dopo l’iniziale momento di scoramento, però, tutti i componenti del nostro collettivo si sono impegnati in prima persona, sfidando la fuliggine e l’odore acre, a ripristinare l’agibilità del centro.
Forse la dimostrazione più lampante di quanto il coinvolgere la cittadinanza nella gestione diretta dei servizi di salute mentale renda questi ultimi dei beni da difendere, e non degli asfittici ambulatori quali spesso vengono percepiti.
Troverete ovviamente molti articoli relativi al duro periodo della pandemia; un momento che ha scombussolato le nostre esistenze e ha messo in crisi il nostro modo di operare, incentrato sulla prossimità delle persone.
Ma anche in quel momento le nostre capacità di resilienza sono venute fuori, abbracciando il mondo delle nuove tecnologie per rimanere, come si diceva in quei giorni, distanti ma vicini.
Leggerete dell’acuirsi delle difficoltà dovute alla solitudine e della soddisfazione di ritrovarsi dopo tre mesi di chiusura forzata.
Questi sono solo alcuni degli aspetti del nostro lavoro dei quali troverete testimonianza in questo numero del nostro periodico.
Buona lettura!
Luther Blissett

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